EBOLA: IN USA LA QUARANTENA DEI MARINES DI VICENZA

La sanità veneta, se richiesta, è pronta a collaborare attivamente con le autorità americane della base di Vicenza ma, proprio per l'amicizia e la franchezza reciproche, devo dire che i marines rientrati dall'Africa e quelli che rientreranno nei prossimi giorni non dovrebbero essere reinviati in Veneto per trascorrere la quarantena per l'Ebola, ma negli Stati Uniti, che sono la loro patria.

Farò presente la mia convinzione all'Ambasciatore statunitense perché considererei più rispettosa per i cittadini veneti una scelta di questo tipo, quantunque si possa essere certi che i militari in questione vengono monitorati costantemente e sono giunti in buona salute.

Allargando il ragionamento, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, già il 4 agosto scorso, ha ufficializzato che il periodo di incubazione varia da 2 a 21 giorni, ma anche che un paziente guarito può ancora trasmettere la malattia, ad esempio attraverso il liquido seminale, per altri 28-29 giorni, il che porta a 49-50 giorni il tempo complessivo per avere la certezza della guarigione e della non infettività.

Sulla base di queste informazioni puramente scientifiche riteniamo ragionevole e utile che le frontiere dai Paesi a rischio vengano chiuse alla fonte, cioè sin dai punti di partenza. E' vero che le possibilità di esportare l'infezione sono minime ma in 49-50 giorni totali una persona infetta può non solo arrivare in un Paese straniero, ma fare il giro del mondo.

Per questo non vedo nulla di male nel fare ciò che, ad esempio, ha già deciso la progredita e civilissima Australia. E' una questione anche di rispetto per il popolo italiano e veneto che sta vivendo con molto allarme l'intera vicenda. 

post-it del 28/10/2014