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09/03/2010
PREFAZIONE di Padre Enzo Fortunato, Direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi
Non potevamo esimerci dalla responsabilità di una amicizia,
che nel breve volgere di poche stagioni ci ha portato a
condividere un cammino in cui la terra, l'agricoltura e gli
uomini che lavorano in questo mondo potessero riconoscersi
in san Francesco che da sempre accompagna le vicende
del nostro Paese. Ci unisce all'autore un amore incondizionato
per le nostre tradizioni culturali, secolari; un amore
per gli uomini che vivono e amano la nostra «madre terra».
Abbiamo letto, quindi, con interesse le pagine che il ministro
Zaia consegna alla società civile, pagine che raccontano
due anni di lavoro a «difesa» della terra italiana.
Al di là della passione politica, riguardo alla quale noi
non entriamo nel merito, anche perché non ne saremmo capaci,
e del contesto culturale in cui nascono queste pagine,
vogliamo condividere l'amore, la passione e il rispetto per
l'ambiente. Se le riflessioni che Zaia presenta contribuiranno,
come noi crediamo, a far rispettare e amare la terra vorrà
dire che avrà colpito e impressionato positivamente le
coscienze dei lettori raggiungendo il suo obiettivo; ed è ciò
che a noi maggiormente interessa.
Vogliamo imparare a stupirci dinanzi alla bellezza della
natura, come ci insegna san Francesco, uno stupore che
non è disincarnato, ma conduce a un'azione concreta, al rispetto
per l'ambiente dove viviamo, che presuppone, inevitabilmente,
il rispetto per ogni uomo. Ed è questa la «sfida
» che lanciamo, in un confronto e in un dialogo sincero
e aperto, al ministro Zaia. Sono proprio questi gli elementi
francescani della terra, che ci mostrano lo splendore del
creato e la bellezza dell'uomo; esempio su tutti il Cantico
delle creature di san Francesco e la Predica agli uccelli
di Giotto che troviamo nella Basilica Superiore. Aprirsi
a questa prospettiva significa, quindi, condividere il luogo
dove si manifesta il reale: la terra che non sempre è difesa
e promossa, ma dai più attaccata e minacciata.
Nel lavoro del fratello Zaia, la terra, in linea con quello
che abbiamo appena accennato, sono le persone che si incontrano
e con cui ci si mette in ascolto, sono le culture dei
territori che si colgono in una fase di abbandono e che vengono,
per così dire, sollevate, sono le storie che legano il lavoro
delle mani alle macroeconomie.
Con il ministro Zaia abbiamo condiviso due esperienze
che definirei storiche per la tradizione culturale italiana e
francescana: l'etichettatura della prima bottiglia di olio in
Italia, sulla quale viene indicato lo Stato membro da cui provengono
le olive utilizzate per produrre l'olio, prodotto tipico
della società contadina della nostra terra, che ha trovato
in Assisi la sua giusta collocazione. Quel «primo» olio
versato nella lampada votiva di san Francesco dal custode
del Sacro Convento, padre Giuseppe Piemontese, e dallo
stesso ministro Zaia alla presenza di tutta la comunità contadina.
Il secondo momento condiviso con il ministro delle
Politiche agricole è stato l'accensione, per la prima volta,
dell'albero di Natale sulla piazza antistante la Basilica
Inferiore, dove per l'occasione sono stati raccolti e offerti
prodotti e doni per i più poveri e disagiati.
Milioni i pellegrini, tanti gli ospiti e i politici che il cammino
della vita ha portato a «bussare» alle porte della comunità
francescana conventuale del Sacro Convento che custodisce
le spoglie di san Francesco. Tutti sono stati accolti
con rispetto e affetto, proprio come ci ha insegnato il Santo
patrono d'Italia: «Chiunque verrà da voi sia amabilmente
accolto». La stessa amabilità abbiamo ricevuto dal ministro
e dal suo entourage, a cui auguriamo di donare sempre, agli
uomini, alle donne, ai giovani, ai bambini, agli adulti, agli
anziani e a chi della terra fa il principale motivo per vivere,
questa benevolenza tanto cara al mondo francescano.
Padre Enzo Fortunato
Direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi

