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15/03/2012
ATTRAVERSO GLI OGM PASSA LA DISTRUZIONE DELL’IDENTITA’ AGRICOLA ITALIANA
Ci sono almeno cinque buoni motivi per continuare a dir di no agli Ogm in agricoltura: una forte identità, che caratterizza la nostra agricoltura tra le prime nel mondo; la salute del consumatore; la volontà, attraverso gli Ogm, di declassare la produzione agricola italiana; la storia degli Ogm che, nel mondo, dimostra che nessun produttore ha mai guadagnato di più usando semi geneticamente modificati; la forte volontà della stragrande maggioranza dei produttori italiani di non consegnare alle multinazionali la proprietà della nostra terra.
Gli Ogm portano inevitabilmente a un’agricoltura monocolturale, come nel caso degli Stati Uniti: chilometri e chilometri di mais e soia per mangimi e carburanti. Ma non è questa
Senza contare l’abisso tra biotecnologie e transgenesi. Le prime sono naturali e si sono sviluppate nel corso di millenni di agricoltura, e ad esse si devono
Poi c’è il problema dell’‘inquinamento’ genetico. Una volta messi in coltivazione, gli Ogm spesso migrano sulle specie vicine non Ogm attraverso l’impollinazione. Togliendo così di fatto
I rosei scenari prospettati dal Ministro Clini non tengono conto di una semplice constatazione: questi semi bisogna comprarli ogni anno. E da chi? Sono poche, potentissime multinazionali a detenerne i brevetti, realtà così forti da riuscire a influenzare persino le politiche dei governi e a impoverire, di fatto, i contadini. Sono queste realtà ad aver trasformato prodotti come il mais, il riso,
Non è questa la soluzione. Né nei paesi in via di sviluppo, dove, contrariamente a ciò che afferma Clini, bisognerebbe puntare su un’agricoltura radicata nel territorio che porti alle popolazioni locali lavoro e sviluppo e quindi anche i vaccini, senza doverli inoculare attraverso gli Ogm delle multinazionali. Né in un paese come il nostro, stretto e dall’agricoltura frastagliata, e per questo identitaria e territoriale. Un’agricoltura che proprio per questo è più avanzata, perché quel

