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03/03/2010
NO AGLI OGM, Sì ALL'AGRICOLTURA IDENTITARIA, CULLA DELLA BIODIVERSITA'
Ribadiamo la nostra ferma contrarietà agli organismi geneticamente modificati. E ci muoveremo in tutte le direzioni a nostra disposizione per far sì che gli Ogm non attentino alla nostra agricoltura identitaria, culla della biodiversità che intendiamo preservare. Per questo avvieremo la procedura per richiedere la clausola di salvaguardia con cui bloccare la commercializzazione e la coltivazione di questi prodotti nei nostri territori. E valuteremo anche l'ipotesi di un referendum per consultare i cittadini: il volere del popolo è sovrano, e a noi risulta che la stragrande maggioranza degli italiani è contraria agli Ogm. Collaboreremo con chiunque vorrà essere al nostro fianco in questa battaglia.
Non è vero, come vorrebbero farci credere, che questa coltivazione sarà destinata solo ad usi industriali, visto che verrà utilizzata anche per i mangimi animali. Questo significherebbe introdurre nella nostra catena alimentare gli organismi geneticamente modificati. Per dodici anni la Commissione ha continuato a dire no a queste coltivazioni in modo prudenziale; ora, invece, si decide di aprire la strada agli Ogm. È singolare che finora si sia tenuta una determinata linea, per poi abbandonarla improvvisamente.
La nostra non è una presa di posizione ideologica bensì il frutto di un'analisi approfondita dei diversi aspetti della questione. Sul fronte economico, l'argomentazione secondo la quale migliorerebbe il reddito degli agricoltori è assolutamente infondata: gli agricoltori sono alle prese con le medesime difficoltà legate alla difficile congiuntura del settore con o senza Ogm, e anzi nelle Borse, come quella di Milano, Ogm-free prodotti come il mais e il grano registrano prezzi più elevati rispetto a Borse, come quella di Chicago, che trattano commodities Ogm. Il problema, semmai, è quello di un mercato asfittico che bisogna rivitalizzare. Verrebbe la tentazione di chiedere una fideiussione sui loro capitali a coloro che raccontano favole agli agricoltori sugli Ogm panacea di tutti i mali. Inoltre, i cibi Ogm diventerebbero i cibi dei poveri, mentre quelli biologici alimenti per i ricchi.
Ancora più odiosa è la teoria secondo la quale gli Ogm aiuterebbero a eliminare la fame nel mondo: il problema non è l'aumento della produzione, che può aversi tranquillamente senza Ogm, ma quali politiche mettere in atto per far sì che il cibo arrivi alle popolazioni più sfortunate del pianeta. Tra l'altro, la produzione degli Ogm è destinata perlopiù all'Occidente obeso, non certo a quella parte del mondo che muore di fame.
E anche dal punto di vista della salute, la comunità scientifica è divisa, ma diversi studi dimostrerebbero ripercussioni sul sistema immunitario e alcune malattie, anche gravi. Per quanto riguarda l'aspetto ambientale, è opinione diffusa che non vi sia alcuna garanzia assoluta che le coltivazioni Ogm non vadano a intaccare il terreno circostante. Non vogliamo che i nostri territori, che si fondano sulla biodiversità e il rispetto dell'ambiente, siano contaminati da organismi che rischiano di avere impatti devastanti sull'intero ecosistema e di inquinare una agricoltura ricca e diversificata come la nostra.
Per questo vogliamo rafforzare il sistema di certificazioni e di etichettatura, per dare il maggior numero di informazioni ai consumatori sulla presenza di tracce di Ogm negli alimenti. E devo dire che anche la soglia dello 0,9, al di sotto della quale non è necessario indicare la presenza di Ogm nelle sementi, non ci convince. A questo punto, apriamo un ragionamento approfondito anche sulla cosiddetta soglia di tolleranza.
03/03/2010
E' GUERRA AGLI ALIMENTI OGM
LA PADANIA - 3 marzo 2010
Ieri la Commissione europea ha annunciato il via libera alla coltivazione della patata geneticamente modificata Amflora per uso industriale. Inoltre Bruxelles ha autorizzato la commercializzazione ma non la coltivazione di tre tipi di mais Ogm della Monsanto per alimentazione umana e mangimi. Decisioni, quelle della Commissione europea, che non trova assolutamente d'accordo il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia, che è anche il candidato governatore della Serenissima, sostenuto dalla Lega Nord e dal Pdl.
Qual è la sua posizione, ministro? «L'Europa non può surrogare la sovranità degli Stati membri. Non può imporre ai 27 Paesi europei la piantumazione di semi transgenici. La sovranità popolare, la sovranità degli stati membri è sacrosanta. Finché ci sarò io come ministro dell'Agricoltura, gli ogm non varcheranno la soglia nazionale».
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01/03/2010
BUON CAPODANNO A TUTTI
Buon anno nuovo, Popolo Veneto! Il Lettore non si preoccupi. Non ho smarrito il senso del tempo. È che mi sto proponendo come candidato a Presidente della Regione e il primo marzo, ai tempi della Serenissima, si festeggiava l'inizio della nuova annata.
Infatti, secondo la tradizione, consolidatasi in età umanistica, Venezia sarebbe stata fondata il 25 marzo 421, ossia il giorno dell'incarnazione di Gesù o, se vogliamo essere più precisi, quando Maria si trovò ad essere incinta, cioè esattamente nove mesi prima del 25 dicembre.
Perché tale scelta? L'amico Giuseppe Gullino mi ha spiegato che, siccome nel Medioevo ogni Comune, ogni città tendeva valorizzare la propria identità accreditandosi origini, patroni o eroi eponimi che le conferissero una valenza propria e riconoscibile rispetto ai vecchi dominatori o ai centri vicini, il Popolo delle lagune ebbe a scegliere questa data anche nell'intento di affermare la propria autonomia da Roma, cioè dalla Santa Sede, dalle cui interferenze fu sempre bene attenta a prendere le distanze, pur nel rispetto dell'autorità religiosa.
Inizialmente fu proprio il 25 marzo ad essere prescelto come inizio del calendario della Serenissima, ma siccome fare iniziare il computo dei giorni dal numero 25 avrebbe comportato una quantità di confusioni e fraintendimenti, con il tipico pragmatismo dei mercanti (il Senato veneziano è stato felicemente paragonato al consiglio di amministrazione di una banca) si fece coincidere il capodanno veneto con l'inizio del mese.
Pertanto a Venezia l'anno ufficiale cominciava il primo marzo, secondo la prassi adottata da tutte le magistrature e gli atti ufficiali della Repubblica Veneta fino al 1797, fino alla caduta.
Probabilmente, oltre che per differenziarsi da Roma, come si diceva, a monte di tale scelta politica si possono rintracciare diverse motivazioni, più vicine alla sensibilità popolare. Marzo, infatti, chiude l'inverno e apre la primavera, la stagione in cui terminano i lavori negli arsenali e le navi vengono messe in acqua: devono portare i mercanti al di là del mare, a conoscere nuovi cieli e nuove terre, a intraprendere nuove conoscenze, nuovi traffici, a schiudere orizzonti diversi, con Marco Polo, con Alvise da Mosto, con Sebastiano Caboto ... Ancora, a marzo cominciano i lavori campestri, le piogge ridanno vita alla terra, gonfiano i fiumi e i fiumi conferiscono vigoria ai mulini, ai magli, alle segherie, ai mangani, all'industria insomma, così presente appunto lungo i corsi d'acqua (l'unica energia motrice prima della scoperta della macchina a vapore), specie nella fascia prealpina, da Schio a Follina e su su fino a Tolmezzo.
Ciò detto, ha però ancora senso richiamare la data del primo marzo come segno di una identità culturale ancora viva? Credo che si possano addurre ottime ragioni a favore - oltre a quella ironica proposta da Ivone Cacciavillani nel ricordare che la seduta del Maggior Consiglio che decretò la fine della Repubblica serenissima non aveva il numero legale per deliberare. Ne segnalo rapidamente quattro. La prima è che la lingua veneta con il suo patrimonio sapienziale, è ancora viva e vegeta. La seconda, che il sistema d'impresa veneto è eredità della Serenissima. Le sue radici infatti non sono da ricondurre al boom degli anni sessanta del secolo scorso, ma alla diffusione nel Settecento di competenze manifatturiere nell'alta pianura, ad opera dei mercanti veneziani, che resero possibile la proto-industrializzazione del Veneto. La terza è che la cosiddettà "città diffusa" veneta è concresciuta sull'impianto territoriale a maglie larghe generato dalla civiltà di villa veneziana - una rete di residenze patrizie e di aziende agricole che Michelangelo Muraro ebbe a definire come l'altra Venezia, la "città rarefatta". La quarta è che la Repubblica serenissima era uno stato federale, il cui funzionamento si reggeva su patti di amicizia con le autonomie locali. E di federalismo ha bisogno oggi il Veneto, sia rispetto a Roma, sia al suo interno, attraverso una nuova alleanza fra Regione, Province e Comuni.
Perciò, buon anno nuovo Popolo Veneto. Che questo marzo possa segnare una rinascita politica per la nostra Regione.
27/02/2010
PRIMA IL VENETO
25/02/2010
UNIVERSITA’, DE POLI MANTENGA GLI IMPEGNI PRESI
Dino De Poli deve assolutamente garantire lo sblocco delle iscrizioni per il prossimo anno accademico e mantenere, con una decisione che ristabilisca la legittimità degli atti, l'impegno preso nei confronti dell'Università di Padova.
L'autocrate Dino De Poli, a capo di Fondazione Cassamarca dal lontano 1987, non deve dimenticare che l'unica cosa veramente importante che ha fatto è aver portato a Treviso l'Università di Padova. Come giustamente gli ricordano le migliaia di studenti, che sbigottiti, stanno manifestando contro una presa di posizione non condivisibile.
Chiedo al Presidente di Fondazione Cassamarca di seppellire l'ascia di una guerra oggettivamente sbagliata e chiudere una volta per tutte la vertenza con Padova rispettando fino in fondo gli impegni presi.
Come si evince anche solo da una lettura superficiale della città, la comunità trevigiana non condivide il comportamento di De Poli che sta dando dei trevigiani un'immagine totalmente falsa, quella di persone che non mantengono la parola data.
Vorrei dire a Dino De Poli che mi auguro che un giorno non ci troveremo con l'Università di Treviso in mano ad atenei che non sono veneti.
24/02/2010
QUELLI CHE “PENSANO DALLA PANCIA IN GIÙ” VOGLIONO CHE LA LORO BANCA NON TIFI PER ALTRI
Rispettosamente, faccio notare al Presidente di Cassamarca, classe 1929, autocrate della Cassa dal lontano 1987, che ci sarebbero, a pensare dalla pancia in giù, alcune modeste questioni che riguardano le minutaglie quotidiane della gente normale.
Oggi, l'onorevole Dino De Poli, presidente di Cassamarca, mi invita a volare alto accusandomi "di pensare dalla pancia in giù" per avere espresso perplessità a proposito della partecipazione dell'Ad di Unicredit al Comitato che sostiene la candidatura di Roma per le Olimpiadi 2020.
Quella gente che diede vita alla nostra banca attraverso una sottoscrizione pubblica nel 1498 e che portò la sua banca a valere circa 2000 miliardi, prima che il presidente De Poli precipitasse il valore della partecipazione a Unicredit a, più o meno, un terzo di quella cifra.
L'Ad di Unicredit, Alessandro Profumo, oggi è seduto al comando della banca non perché dispone di mezzi propri, ma perché chiamato alla miglior gestione di quei capitali. Ora il quesito è semplice: se il Nordest rappresenta di gran lunga il primo azionista di Unicredit e Roma conta meno del due per cento, a che titolo e con quali motivazioni si compie una scelta che oggettivamente penalizza questo territorio? La domanda, a noi che pensiamo dalla pancia in giù, pare legittima. Doverosa qualche risposta.
Il Presidente di Cassamarca, poi, sceglie un periodo non felicissimo per accorrere in difesa di Roma. In questi giorni, infatti, si rende protagonista di un episodio che dà della nostra città un'immagine devastante. Un'immagine di persone che non mantengono la parola data. Come ci ricorda il professor Zaccaria, Rettore dell'Università di Padova, 'pacta sunt servanda'. La Fondazione ha assunto un impegno con l'ateneo padovano e con gli studenti: ora è esecrabile scappare di fronte alla responsabilità che deriva dal far fronte a quell'impegno. De Poli afferma di non pagare perché non ci sono soldi. Intanto, spende per progetti faraonici che lo contraddicono. Gaio Cilnio Mecenate, per esercitare la propria vanità, non mise le mani nelle casse dell'erario, ma in quelle della propria famiglia. Gli esempi della gestione De Poli, fallimentare e autocratica, sono molti e, a partire da Ca' Tron, devono tutti essere spiegati. Anche all'Università di Padova e al suo Rettore, con cui la città, per il tramite della Fondazione, si è fatta garante di un rapporto e che ora, giustamente, pretendono il rispetto della parola data. E' bene che a De Poli venga ricordato che noi, quelli dalla pancia in giù, siamo persone che pagano sempre i conti di tasca propria.
24/02/2010
OLIMPIADI. DA PROFUMO CI ASPETTAVAMO CHE ALMENO NON SI SCHIERASSE
Intervista tratta da "Il Tempo", 24 febbraio 2010
«Ci aspettavamo che non si schierasse. Delusione? Non mi permetto di discutere le scelte dell'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo ma lui governa una banca che trae la sua forza da molte realtà del Nord Est. Basta vedere che il primo azionista di Unicredit è Cariverona».
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Download: TEMPO.pdf
21/02/2010
PRIMA IL VENETO
19/02/2010
BISOGNA IMPEDIRE INFILTRAZIONI CRIMINALI NEL TESSUTO ECONOMICO DEL NOSTRO VENETO
Ci sono elementi di forte preoccupazione che da tempo inquietano il nostro territorio e che denunciano l'interessamento che alcune organizzazioni criminali potrebbe avere anche per l'economia della nostra regione.
Come è noto, già nel passato, attraverso lo sciagurato istituto del soggiorno obbligato, avevamo assistito a una vera e propria colonizzazione criminale che, anche grazie al lavoro della Lega, venne prima rintuzzata e poi sconfitta.
Temo che in questi mesi si stiano ripresentando condizioni che potrebbero favorire una nuova infiltrazione nel tessuto economico del Veneto.
In particolare, la crisi di liquidità e la difficoltà di accedere al credito rischiano di offrire il destro a organizzazioni pericolose che potrebbero tentare la scalata ai pacchetti azionari e dunque al controllo di alcune imprese venete.
Ciò potrebbe avvenire attraverso strumenti economici complessi, quali alcune finanziarie e fondi internazionali che potrebbero far capo ad alcuni network criminali.
Qualche tempo fa, lo stesso Procuratore di Verona ha lanciato un grido di allarme su questo argomento di cui, credo, oggi occorre tener conto.
Abbiamo la fortuna di avere come Ministro degli Interni un interlocutore come Roberto Maroni, che ha fatto della lotta alla criminalità una ragione di vita e che sta dimostrando con i fatti che le organizzazioni criminali, anche quelle più pericolose, possono essere sconfitte. Esse potrebbero estendere la propria influenza in regioni ricche come il Veneto, passando dalla manovalanza criminale, che si occupa di droga e di prostituzione, al tessuto economico. Questo va impedito. Fiducioso nel lavoro del Ministro Maroni e nell'azione della Magistratura, mi dichiaro disponibile a un confronto con singoli imprenditori e con tutte le associazioni economiche, nella certezza che anche la politica debba fare la sua parte per difendere il nostro territorio.
19/02/2010
CON ME IL VENETO PARTIRA' IN QUARTA
Intervista rilasciata a 'La Padania', 19 febbraio 2010
"I primi mesi li dovremo dedicare, stringendo i denti e sopportando le critiche, a modificare lo Statuto, mettendo i veneti nella condizione di avere risposte".
Il ministro Luca Zaia era stato chiaro, pochi giorni fa a Padova, alla presentazione ufficiale con i vertici della Lega Nord e del Popolo della Libertà che lo sostengono nella sua corsa verso la presidenza della Regione Veneto: per governare in modo efficace e senza ritardi è vitale la modifica del regolamento del Consiglio regionale, i cui lavori sono stati troppe volte bloccati in passato dall'ostruzionismo di qualche consigliere attraverso la pur legittima presentazione di una miriade di emendamenti e subemendamenti. E' tempo, secondo Zaia, che il Governatore abbia la possibilità di "blindare" con la fiducia i progetti di legge che considera decisivi. Oggi servono risposte rapide, e Zaia ritiene necessario "rivoltare" in positivo il Veneto proprio a partire dal funzionamento del consiglio: «Dovremmo fare come a Roma con la Finanziaria - aveva detto a Padova - approvata in nove minuti».
Una spinta propositiva, quella del giovane e combattivo candidato governatore del Carroccio, che piace a molti ma non a tutti, tanto meno a chi ha interesse che nulla cambi. Inevitabile infatti che le idee di Zaia suscitassero polemiche, emerse in particolare in un articolo del dorso veneto del Corriere della Sera.
Ministro Zaia, cosa pensa del dibattito che ha scatenato la sua idea di introdurre la fiducia nel Consiglio Veneto?
«Credo sia utile l'approfondimento che il Corveneto ha deciso di dedicare alla mia proposta sulla fiducia come strumento essenziale per il migliore svolgimento dell'attività legislativa del nostro Consiglio. Non ho da rispondere agli argomenti pretestuosi e ideologici che ho letto, ma da parlare all'intero corpo elettorale, innanzitutto cercando di chiarire di che cosa si stia parlando».
Parliamo di questione di fiducia. «Sì, l'argomento, è la "questione di fiducia" (e non il "voto di fiducia" a inizio legislatura, che, come ha dichiarato il costituzionalista Sandro De Nardi, "sarebbe sconosciuto e inutile" in ambito regionale perché il presidente della regione viene eletto direttamente dal popolo)».
Di che si tratta?
«Di un istituto variamente denominato che è noto e praticato in moltissimi ordinamenti dell'Occidente (della cui democraticità, ne sono certo, persino Pezzato e il Candidato del Centrosinistra non dovrebbero dubitare): grazie ad esso il Governo ha la possibilità di chiedere all'Assemblea legislativa di votare a favore di un certo progetto di legge da lui presentato, trattandosi di una proposta la cui approvazione è ritenuta necessaria per l'attuazione dell'indirizzo politico di maggioranza».
Con quali conseguenze? «Va da sé che, se, a fronte di questa esplicita richiesta, l'Assemblea esprima invece un voto contrario, ciò comporterebbe le immediate dimissioni del Governo (e a livello regionale ne conseguirebbe l'automatico scioglimento del Consiglio ed il ritorno alle urne)».
Il Veneto ha bisogno di un simile istituto?
«Non ne dubito. Sono infatti profondamente convinto che bisogna far uscire l'Assemblea dal ricatto oggi perpetrabile da chi, minoranza o maggioranza che sia, riesce a prendere letteralmente in ostaggio il Parlamento regionale, abusando delle proprie prerogative per il tramite di condotte ostruzionistiche. Insomma, la mancanza dell'istituto della questione di fiducia e l'esistenza di un regolamento d'aula a dir poco obsoleto, favoriscono quell'immobilismo decisionale che in Veneto si è verificato troppe volte negli ultimi anni».
Oggi è dunque sufficiente che qualche consigliere si metta di traverso per bloccare l'intero treno dei lavori del consiglio?
«Certo. E ci ha impedito di fornire risposte ai bisogni della nostra gente. Un comportamento irresponsabile - ed anti-democratico nella sostanza - tenuto da quanti nutrono la preoccupazione non già di perseguire il bene comune, ma di mantenere ad ogni costo il proprio orticello».
Un comportamento non del tutto democratico...
«È democratico che un solo consigliere regionale possa bloccare il Parlamento del Veneto per mesi e mesi in chiacchiere, impedendo alla maggioranza di assumersi le proprie responsabilità? Così risponde un giudice amministrativo della Repubblica italiana: "Principi di civiltà giuridica impongono che, con tutto il rispetto dovuto alle minoranze, queste ultime non possano peraltro arrogarsi il diritto di bloccare l'attività dell'organo politico dell'ente"».
Dunque lei intende correggere questo difetto di fondo del regolamento consiliare veneto?
«Ebbene, in un sistema elettorale come quello che praticheremo nelle elezioni del 28 e del 29 marzo, i cittadini deI Veneto voteranno un Presidente e la sua maggioranza, pretendendo poi che il programma con cui si sono presentati sia concretamente attuato. Dobbiamo darci delle regole che consentano di mettere in pratica questo semplice assioma».
La sua proposta ha suscitato fastidi da parte di qualche rappresentante della sinistra. C'è chi l'ha definita un berluschino del Veneto. Qual è il suo commento? «Mi limito a ricordare che l'istituto della "questione di fiducia" è già presente, ad esempio negli Statuti di Campania e Calabria. Mi chiedo il motivo per cui se questo istituto è già previsto ed utilizzato da Regioni guidate dal Centrosinistra, da Bassolino e da Loiero, lì dovrebbe regnare sovrana la democrazia, mentre invece se lo propongo io, vengo definito un "berluschino" del Veneto? Certo, come di-mostrano Bassolino e Loiero, non basta poter disporre di uno strumento efficace per riuscire a governare al meglio e con efficacia, ma è comunque una condizione irrinunciabile».
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17/02/2010
PRIMA IL VENETO
10/02/2010
ECCO LA MIA LINEA SUL NUCLEARE
Intervista tratta da La Padania, 10 febbraio 2010
"Nello sconfinato elenco degli accoliti della politica del Nimby, Not In My Backyard (Non nel mio cortile, ndr), nessuno troverà il mio nome. Io sono da sempre un servitore della politica del fare con buon senso".
Luca Zaia, ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali e candidato governatore del Veneto per il centrodestra, spiega alla Padania il suo punto di vista sul tema del nucleare, al centro delle cronache in questi giorni. Ministro ma lei è favorevole o contrario al nucleare? «La mia posizione è sempre stata chiara: c'è il mio sì sui provvedimenti approvati dal Governo. Sul nucleare come sul federalismo. Detto questo, a quanti mi chiedono se il Veneto ospiterà una delle future centrali, rispondo che la mia Regione vanta già un cospicuo pacchetto energia mentre altre aree del Paese, soprattutto al Centro Sud, devono approvvigionarsi fuori dai loro confini regionali.
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08/02/2010
McITALY CONQUISTA I GIOVANI, 100.000 PANINI VENDUTI IN UN GIORNO
Questo accordo rappresenta un'occasione importante per l'agricoltura italiana: la multinazionale dei nostri contadini è entrata, con McDonald's, nella vita di tantissimi giovani. Oggi ho presentato a Segrate, Milano, dopo averlo fatto a Roma, l'operazione McItaly, che porta nei menu di McDonald's panini e insalate fatti con prodotti al 100% italiani.
La linea McItaly ha registrato il 15 per cento del totale delle vendite giornaliere di McDonald's; parliamo di circa centomila panini consumati. Un risultato che va al di là dei nostri pronostici e premia il lavoro degli agricoltori e le nostre eccellenze agroalimentari. I 600.000 italiani che ogni giorno entrano nel McDonald's potranno accostarsi, finalmente, alla cultura identitaria dei nostri prodotti.
04/02/2010
TERREMOTO ABRUZZO, LA PEZZOPANE DEVE ASSUMERSI LE SUE RESPONSABILITA'
Chiunque, e specialmente chi ricopre un ruolo istituzionale o pubblico, deve assumersi la responsabilità delle parole che usa e delle affermazioni che fa. A poche settimane dal terremoto, la presidente della Provincia dell'Aquila Stefania Pezzopane ha imbastito nei miei confronti un attacco incomprensibile, se non dal punto di vista elettorale e politico, fondato sulla menzogna. Lo ha fatto speculando cinicamente sulla tragedia che ha colpito gli abruzzesi. A loro sarà devoluto il risarcimento danni che la presidente dovrà pagarmi all'esito della causa civile per la quale i miei avvocati hanno fatto notificare l'atto di citazione.
Abbiamo chiesto che il giudice non solo condanni la presidente al risarcimento dei danni, quantificati in un euro per ogni spettatore che ha seguito la trasmissione Chiambretti Night della quale è stata ospite, per un totale di 440 mila euro, ma che accerti anche l'assoluta correttezza della mia condotta.
Inoltre dopo le mie smentite la Pezzopane annunciò una querela nei miei confronti, la notifica della quale aspetto invano da novanta giorni. Mi chiedo a questo punto, la Pezzopane avrà detto la verità almeno sulla querela?.
02/02/2010
DIALETTO,STRUMENTO FONDAMENTALE DI COESIONE SOCIALE
Oltre che veicolo di comunicazione e di espressione, le lingue materne sono fondamentale strumento di integrazione, e questa indagine lo dimostra. Il veneto è una lingua viva, che viene parlata in famiglia, tra gli amici e nei luoghi pubblici. Per questo diventa un fattore fondamentale di coesione sociale oltre che culturale.
I risultati di un'indagine dell'Istituto di ricerca Quaeris mostrano che un immigrato su tre chiede che accanto all'italiano venga insegnato anche il dialetto veneto, per meglio integrarsi sul luogo di lavoro, a scuola e tra i propri coetanei. Per il 33 per cento degli studenti stranieri, l'insegnamento del dialetto dovrebbe essere obbligatorio nelle scuole.
Tale è il ruolo che il veneto, e gli altri dialetti, hanno nella vita di tutti i giorni che gli stessi stranieri chiedono che venga insegnato nelle scuole. Il dialetto accorcia le distanze e favorisce le relazioni sociali. In base alla ricerca, ad esempio, gli anziani e i disabili si sentono più sicuri se chi li assiste parla il dialetto. Questi dati sono quindi la conferma che siamo nel giusto quando affermiamo che le lingue materne sono una componente imprescindibile della comunità e della sua identità.
30/01/2010
OGM, SUBITO UN MARCHIO ETICO PER I CONSUMATORI
Leggo alcune reazioni alla sentenza del Consiglio di Stato sugli OGM e mi sembra non tengano nel dovuto conto la volontà dei cittadini italiani e della maggioranza di quelli europei che, sempre di più e sempre più numerosi, invocano prodotti di qualità, tracciabilità e trasparenza. Credo si debba riflettere su come andare in soccorso di tale volontà, che certo si scontra con gli interessi delle multinazionali e di pochi produttori nazionali. Mi chiedo se la proposta di un marchio etico OGM-free sarebbe in grado di aiutare i consumatori italiani a veder rispettata la loro volontà fino sugli scaffali dei negozi e dei centri commerciali.
Un marchio che garantirebbe alla stragrande maggioranza dei produttori di continuare a fare agricoltura di qualità e certamente più vicina alla conformazione culturale, produttiva e persino commerciale dei nostri territori. È pur vero che oggi, anche se in misura contenuta, esistono e circolano liberamente semi OGM. Il problema è contenere il fenomeno, non svilupparlo: e questo per venire incontro alla struttura economica e identitaria che meglio ci rappresenta nel mondo. Chiedo ai fautori della rivoluzione di Frankenstein se i prodotti italiani all’estero sono più conosciuti in virtù delle loro differenze, e quindi della biodiversità che ne è alla base, o dell’omologazione. E chiedo se un processo che in modo irreversibile ci renderebbe uguali a tutti i Paesi che non hanno un’agricoltura di qualità davvero sia in grado, anche dal punto di vista economico, di aiutare le imprese agricole. Va ribadito che gli OGM non sono la risposta ad un mercato dove i nostri cibi si confrontano con quelli venduti a prezzi irrisori perché prodotti da Paesi che pagano i loro braccianti due euro al giorno, come avviene in India, o cinque euro al giorno, come accade in Cina. La risposta a questi problemi è una seria politica che imponga tracciabilità ed etichettatura dei prodotti agroalimentari. Infine ricordo che ben il 72% dei consumatori italiani – e non faccio fatica a ritenere che si possa dire la stessa cosa anche ampliando lo sguardo ai consumatori dell’intero mondo occidentale – ha dichiarato la propria disponibilità a spendere di più per aver garantita la qualità di ciò che mette in tavola. E i cittadini hanno più volte, reiteratamente e cocciutamente, detto di no alla manipolazione dei semi. Ciò non significa essere contro la modernità, ma dare dei limiti allo strapotere di alcuni soggetti economici. Se per far questo, un marchio etico dovesse essere utile, marchio etico sarà.
28/01/2010
UN MILIONE DI VOLTE GRAZIE
Oggi questo sito, creato un anno fa, ha raggiunto un milione di utenti unici. Sono felice e non posso che ringraziare tutti coloro che mi hanno seguito con affetto, dando consigli, suggerimenti, criticando o elogiando il nostro operato
Sono felice e non posso che ringraziare tutti coloro che mi hanno seguito con affetto, dando consigli, suggerimenti, criticando o elogiando il nostro operato. Un milione di volte grazie a tutti loro.
Oggi questo sito, creato un anno fa, ha raggiunto un milione di utenti unici.
L’affluenza di quanti si sono collegati al sito anche oggi è stata elevatissima; per questo sono stati segnalati dei rallentamenti nella connessione. Presto il sito sarà fruibile con la consueta agilità.
Internet mi ha permesso in questi mesi di ascoltare i giovani, le loro esigenze e richieste, di confrontarmi e capire cosa si aspettano per il futuro. La rete che ci ha unito fino ad oggi verrà rafforzata perché questo continuo dialogo non si interrompa. Insieme faremo molta strada.
27/01/2010
I NOSTRI ALLEATI NON TEMANO... MA NESSUNO HA IL POSTO FISSO
Intervista tratta da 'Corriere del Veneto', 27 gennaio 2010
Ministro Luca Zaia, dobbiamo aspettarci uno spoil system assai spinto se diventerà presidente della Regione?
«Mi permetto di citare umilmente papa Giovanni Paolo Il: non abbiate paura».
Però qualche paura ci dev'essere, se nel Pdl temono «liste nere» di esclusi dal nuovo corso.
«Non faccio liste di proscrizione, non è nel mio stile. Però vorrei chiarire un paio di cose».
La prima?
«Sono fortemente indispettito dal fatto che una mia dichiarazione sia stata strumentalizzata e interpretata ad arte per tirare avanti la polemica».
Strumentalizzata ad arte?
«Certo. Ho risposto a chi mi chiedeva come mi sarei regolato in caso di comportamenti sleali in campagna elettorale e ho dichiarato che costoro pagheranno dazio. Faccio un esempio: se qualcuno dovesse propagandare il voto disgiunto (lista di centrodestra e candidato presidente di un altro schieramento, ndr), lo riterrei un comportamento molto sleale. Ho detto qualcosa di strano? Lo ribadirò finché avrò forza: è in campo una coalizione Lega-Pdl e il candidato presidente rappresenta entrambi».
Il secondo chiarimento?
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26/01/2010
I CONTADINI ITALIANI INVADONO MC DONALD'S

McItaly è un grande obiettivo che mi ero prefisso e che è stato realizzato, ha dichiarato il Ministro Zaia, consentendoci di guardare al futuro e di allargare gli orizzonti della nostra agricoltura. Un network mondiale come McDonald's rappresenta un importante sbocco in nuovi segmenti di mercato per i nostri contadini. La nostra agricoltura non poteva perdere quest'occasione, come dimostrano i numeri: 1000 tonnellate di prodotti italiani utilizzate, per un valore di 3,5 milioni di euro.
Per iniziare, McItaly sarà distribuito nei 392 punti vendita italiani, ma dovrà diventare un must internazionale, consentendo ai prodotti del Made in Italy di fare il giro del mondo. Il 75% dell'agroalimentare, infatti, viene immesso nella grande distribuzione.
I gesuiti, a cui veniva chiesto perché parlassero con gli infedeli, rispondevano: meglio evangelizzare chi non crede. McItaly ci consentirà di dialogare con i giovani, lavorando sul loro imprinting gustativo: il 31% dei clienti McDonald's, infatti, ha un'età compresa tra i 20 e i 35 anni, l'11% tra i 15 e i 19.
Siamo per la tutela del Made in Italy, per la difesa della nostra identità, e proprio per questo non possiamo fermarci alle modalità di distribuzione: dobbiamo guardare alla qualità. McItaly è questa qualità, il primo panino interamente tracciato, non anonimo, attraverso cui oggi globalizziamo l'identità dell'agricoltura italiana.
26/01/2010
AUTONOMIA PER TUTTO IL VENETO
Non ha senso richiedere l'autonomia per la sola provincia di Belluno, come chiede il candidato Bortolussi del Pd, ma e' necessario farlo per tutto il Veneto, perche' l'intera regione risente del trattamento diverso di cui beneficiano le province di Trento e Bolzano e la Regione Friuli Venezia Giulia.
Non per questio intendiamo togliere qualcosa alle due province autonome e alla regione speciale. Quindi, nessuna guerra contro di loro. Invece lavoreremo per portare il Veneto al loro livello e in questa prospettiva faremo della nostra Regione la prima ad attuare il federalismo fiscale, attraverso una negoziazione forte con lo Stato.

